TABOO

Per anni, durante le feste di fine anno e non solo, ho vissuto con disagio pranzi in famiglia, ritrovi con amici e parenti, incontri festosi fatti per abitudine o tradizione.

Per anni non ho saputo dare una ragione a questo malessere. Pensavo fossero soprattutto il mio carattere riservato, la noia dell’abitudine, i discorsi non troppo impegnativi.

 

Poi ho capito che ognuno ha un suo modo per incontrare gli altri. Non ero io a essere sbagliato, ma il modo con cui comunicavo a lasciarmi insoddisfatto.

Per incontrare qualcuno devo potermi mettere in gioco e sentire che lui fa altrettanto, a costo di provare o provocare rabbia o dolore.

 

Uno dei giochi di società oggi più diffusi è “Taboo”: un giocatore cerca di far indovinare ai suoi compagni di squadra una parola che conosce solo lui e per fare questo può usare tutti i vocaboli, escluse alcune parole tabù che gli vengono comunicate insieme alla parola da far indovinare.

In molti nostri incontri c’è qualche tabù. Non più gli argomenti scottanti del passato, soldi e sesso. Piuttosto tutto ciò che ci riguarda da vicino, i problemi con cui non abbiamo ancora fatto i conti dentro di noi. Spesso quando cerchiamo di conoscere l’altro arriviamo soltanto a conoscere i suoi tabù.

Eppure anche questo può essere un modo per comunicare, forse non per vincere la partita, perché l’altro sarà sempre un mistero, ma per ricordarci che la vita è sempre qualcosa di più di ciò che sappiamo vedere e capire.

 

TABOOultima modifica: 2009-12-30T01:17:55+01:00da si605
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